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Informazioni

Il Resistore


Tecnica costruttiva

Alcuni dei parametri sopra visti quali ad esempio il coefficiente di temperatura, il comportamento in frequenza, la stabilità e il rumore, dipendono dalla tecnologia di costruzione del resistore.
Possiamo classificare i resistori di tipo più comune in tre differenti tipologie: a impasto, a filo, a film.  

Resistori ad impasto

Il tipo a impasto è costituito da un nucleo omo­geneo formato da un impasto resistivo, di solito carbone o grafite mescolato a leganti (il valore della resistenza dipende dalle dimensioni e dall'impasto), in cui sono immersi i reofori. Il tutto viene poi inglobato nella plastica, di solito per transfer moulding, cioè una tecnica di inglobamento molto utilizzata secondo la quale una resina solida viene prima rammollita e poi iniettata nelle cavità di uno stampo, nelle quali si trovano i pezzi da inglobare, e poi lasciata solidificare.
I valori di resistenza comunemente ottenibili vanno da 100 W  a 100 MW, le potenze da 1/8 a 2 W; le tolleranze comuni sono 5, 10 e 20%. Sono di largo uso perché molto economici, ma hanno un coefficiente di temperatura molto alto (500 ppm/°C o più) e bassa stabilità.  

Resistori a filo

Sono ottenuti avvolgendo un filo metal­lico ad alta resistività (ad esempio nichel-cromo) intorno ad un nucleo iso­lante di ceramica; il tutto viene poi protetto da uno smalto vetroso.
Questi resistori presentano una elevata stabilità termica (TCR ~ 20 ppm/°C) e sono disponibili per un ampio campo di valori che vanno da una frazione di ohm a 100 k
W. Le tolle­ranze ottenute vanno dal
5 % al 20 % ma possono scendere fino allo 0,5 % per i tipi avvolti con precisione.
Le potenze dissipate possono arrivare fino a centinaia di watt se il resistore è provvisto di un adeguato montaggio per dissipare calore.
La loro costruzione comporta una forte induttanza parassita, che può essere ridotta mediante  accorgimenti costruttivi, ad esempio avvolgendo la spirale di filo metà in un senso e metà nell'altro, oppure eseguendo un avvolgimento bifilare, con i due reofori che escono dallo stesso lato.

Resistori a film

Sono molto diffusi nell'elettrotecnica professionale. Questi resistori sono realizzati con un'anima centrale di materiale isolante (vetro, cera­mica o altro) sulla quale è steso un sottile film conduttivo. I reofori sono sal­dati a due cappucci metallici o a due zone metallizzate; il tutto è poi rive­stito con una vernice liquida o per transfer moulding.
Il valore di resistività del film è sempre molto impreciso, per cui questi resistori durante la costruzione sono ritoccati praticando un taglio a spirale attorno al nucleo mediante un utensile di diamante che incide il film fino ad esporre l'isolante sottostante.
Quest'operazione, detta anche spiralatura o trimming, viene eseguita automaticamente da apposite macchine che interrompono il ta­glio quando la resistenza, misurata in continuo, raggiunge il valore desiderato.
L'aggiustamento può essere eseguito solo per aumento della resistenza; ad esempio per produrre resistori con valori fra 100W e 1000W  si preparano dei bastoncini aventi resistenza 80 W ± 20 % e si procede poi alla
spiralatura fino al valore voluto.
La spiralatura può  causare cricche nell'anima. Questa insieme ai cappucci (che sono semplicemente infilati) e all'attacco dei reofori  è il punto critico di questi componenti dal punto di vista del montaggio.
Le caratteristiche di questi resistori dipendono molto dal tipo di film film utilizzato:
 

metallico (un sottile strato ad esempio di nichel-cromo, depositato sotto vuoto, dello spessore di 0,1 micron o meno);
ossido di stagno (l'anima isolante viene scaldata in atmosfera di questo composto, che si fissa alla sua superficie ed è conduttore);
metal glaze (l'anima viene rivestita di polvere metallica, ad esempio ar­gento e palladio, e poi riscaldata ad alta temperatura per fissare ad essa le particelle metalliche);
carbone (è un film relativamente spesso di carbonio ed eventuali leganti, ottenibile per diverse vie);
cermet (sull'anima isolante è stesa una pasta composta da polvere me­tallica e leganti, che viene poi cotta ad alta temperatura).
Il campo di valori disponibile va da qualche ohm a qualche megaohm, le potenze da 1/8 a qualche watt. Le tolleranze sono del 5 % o migliori; il coefficiente di temperatura va da 20 ppm/°C per i tipi migliori (ad es. film metallico) a 200 ppm/°C per i peggiori (film di carbone o cermet).

 

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